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Apocalisse ZUna dichiarazione d’amore a tutti gli effetti. Questo ha voluto scrivere Manel Loureiro nella sua opera dedicata agli Zombi. Amore per i morti viventi che vengono generati da cause degne del miglior b-movie da drive in. Amore per il lento ed implacabile avanzare di un esercito di creature che hanno come unico scopo quello di divorare i pochi umani soprivvissuti. Amore per quella tradizione così deliziosamente anni ’80 che vede gli zombi come semplici quanto efferate creature senz’anima lente, stupide e pronte mordere qualsiasi cosa viva gli capiti a tiro.

Loureiro è cresciuto con i film di Romero. E non fa assolutamente niente per nasconderlo. Per questo il primo capitolo di questa sua trilogia è così ben riuscito.

Qualsiasi amante della trilogia zombi di Romero riconoscerà all’interno di questo romanzo scene e personaggi che da troppo tempo non si trovano in film del genere. Ed è forse questa la cosa che più manca al filone zombi cinematografico.

Quella che viene raccontata qui, è un’epidemia devastante, che annienta la civiltà come noi la conosciamo, lasciando spazio solo agli istinti di sopravvivenza e prevaricazione che da sempre gli uomini portano con sè. Quello che, però, si lascia apprezzare, è la totale assenza di eroi da copertina pronti a risolvere la situazione con il sorriso sulle labbra e la battuta pronta. Qui le persone piangono, sono spaventate, sole e disperate e tendono a morire appena si distraggono un attimo. L’atmosfera non è mai distesa, anzi, qui l’inferno viene portato sulla terra in modo esemplare, sporcando e facendo marcire ogni cosa e senza lasciare alcuno spazio alla positività.

Vincente anche l’idea di ambientare tutto in Spagna (anche se gli avvenimenti, almeno fino al totale isolamento mediatico, si svolgono più o meno contemporaneamente in tutto il mondo), considerando che l’autore è un avvocato spagnolo. Questo aiuta il lettore a capire subito che Loureiro ha un’autentica passione per l’horror, e per gli zombi in generale, e che di questa passione ha fantasticato per ore e ore trascorrendo le giornate, raccogliendo le idee e prendendo appunti su come realizzare la sua opera.

Sarebbe impossibile raccontare, anche con poche parole, la trama. Ma se si prendono i primi tre capitoli della saga di Romero, e si tagliano le scene in cui le cose sembrano volgere al meglio, si ha un’idea più o meno fedele di quello che aspetta nelle pagine di questo libro.

Fa sempre piacere veder raccogliere degli ottimi frutti dalla passione pura per un genere che è stato da prima snobbato e deriso, e successivamente invaso da vampiri romanticamente problematici ed effemminati e da licantropi palestrati che pensano a tutto tranne che al sangue e alla caccia. In un panorama letterario in cui la disperazione e il marciume dell’horror puro è stato troppo spesso dimenticato a favore del glamour e dei troppi glitter, questo Apocalisse Z risulta un’ottima ventata d’aria fresca.

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Guida Galattica per gli Autostoppisti

Douglas Adams è una persona geniale. Questo è quello che ho pensato appena ho finito di leggere questo libro. Poi ho avuto quei dieci minuti in cui ogni lettore (che lo ammetta o meno) si crogiola nella soddisfazione di essere appena arrivato alla fine di un libro e ripercorre le tappe di quell’avventura che lo ha accompagnato per qualche giorno, nel mio caso, a questa bella sensazione si è aggiunto dell’inevitabile senso di colpa per aver aspettato così tanto ad iniziare a leggere un libro tanto osannato da chiunque. In quei minuti non ho potuto fare a meno di pensare che Adams non solo è una persona geniale, ma è anche uno scrittore dotato della fantasia più irreverentemente comica e fertile di cui mi sia mai capitato di leggere (non me ne vogliano Lansdale e i suoi fan, ma credo che l’universo creato e popolato di improbabili personaggi di Adams resti comunque un gradino sopra il microcosmo texano che tanto apprezzo dei racconti di Lansdale).

Presumo che, visto che di questo libro si discute da anni, essendo una sorta di raccolta ispirata da racconti radiofonici degli anni ’70, più o meno chiunque ne conosca la trama, chi non conosce il libro potrà, forse, radersi la testa, coprirsi di catrame e piume d’oca mentre assiste ad una serata di lettura dei classici di Federico Moccia, ma io la trama la descrivo comunque, tanto per non farmi mancare nulla:

Arthur Dent si sveglia una mattina e scopre che fuori casa sua ci sono delle grandi ruspe gialle. Sono venute per abbattere la sua casa, che dovrà fare posto ad una tangenziale. Il suo amico Ford Prefect, dopo avergli rivelato di essere un alieno rimasto per quindici anni sulla Terra, lo convince ad abbandonarla perché, in ogni caso, anche la terra tra pochi minuti subirà lo stesso destino. Pare proprio che il nostro pianeta si trovi esattamente nel luogo dove sorgerà un’autostrada iperspaziale. Nonostante lo scetticismo iniziale di Arthur, i fatti lo indurranno a credere al suo amico, costringendolo così ad affrontare un viaggio attraverso la Galassia.

Una trama riassunta in poche righe non rende minimamente giustizia al racconto. Quindi, non volendo rivelare altro per evitare di rovinare la lettura altrui, vomiterò genialate a caso pescate a caso dalla storia, ma sia chiaro che senza il magico filo che collega e intreccia tutto questo all’interno del racconto a molti non sembreranno altro che stronzate senza senso. Queste persone sono sicuramente quelli che del libro non sanno niente, e sicuramente, a questi soggetti, i fan di Adams vorranno pagare di tasca loro il parrucchiere, il catrame e le piume d’oca per una miglior resa nell’attività intellettuale sopra citata.

Declamazioni di poesie aliene talmente orribili da uccidere, presidenti della Galassia idioti il cui unico compito è fare cazzate per intrattenere il popolo, designer di pianeti costruiti su richiesta, ostili flotte aliene ingoiate per sbaglio da cagnolini e (il colpo di genio assoluto) un’astronave a propulsione d’improbabilità che nel suo incedere genera eventi assurdi e comicamente mastodontici e un robot dalla personalità maniaco-depressiva che non perde occasione per disprezzare la sua vita.

Dette in un unico lungo elenco sembra di sentire Rutger Hauer che esce da un rave party di tre giorni e tenta di recitare la battuta finale del replicante di Blade Runner ma, come dicevo prima, il genio di Douglas Adams sta proprio nel riuscire a sfornare ad un ritmo pazzesco delle assurdità impossibili da immaginare per la mente di (quasi) qualsiasi lettore, e inserirle in una storia che scorre leggera e veloce dall’inizio alla fine, e che lascia anche la sensazione di aver letto qualcosa di talmente divertente che quasi sei convinto possa essere perfettamente credibile.

Quello lasciato da Douglas Adams resterà sempre un vuoto incolmabile nel mondo della letteratura surreale, ma sono stato profondamente onorato di iniziare, grazie a lui, un viaggio stupendo e pazzesco attraverso uno sconosciuto universo di cui ignoravo l’esistenza. Sono certo che alla fine del viaggio, guardare le stelle riuscirà sempre a strapparmi un sorriso, perchè quello che guarderò avrà un significato diverso.

Cthulhu

Ci sono giorni nella vita delle persone in cui queste si fermano qualche attimo a ripensare ad episodi del passato in cui la loro vita ha subito una svolta, positiva o negativa che sia non ha importanza, quella svolta c’è stata e niente al mondo avrebbe potuto fare in modo che le cose andassero diversamente.

Oggi ho ripensato alla volta in cui ho cambiato completamente la mia opinione sui libri. Grazie al genio di H.P. Lovecraft.

Ricordo che arrivavo dalle scuole elementari, e tutta la buona volontà di mia zia, di mia madre, e della maestra non erano mai riusciti a convincermi di quanto potesse essere utile spendere giorni a leggere un libro. Specialmente quando, vedendo in televisione il film ispirato dal libro, in due ore e senza lo sforzo di girare le pagine e immaginare le scene descritte ti potevi portare a casa la tua bella storia, salvando vacanze estive e tempo prezioso da impiegare su un campo di calcio.

Finchè non ti capita in mano un libro di Lovecraft, un libro che ti fa sentire figo solo tenendolo tra le dita, perchè hai sentito per anni parlare di questo scrittore dai tuoi amici più grandi, per anni ti sei dovuto far prendere per il culo perchè non lo avevi mai sentito nominare e per anni hai subito crudeli esclusioni da giochi di ruolo che promettevano di essere la cosa più entusiasmante che mai mente umana avesse concepito, ma tu di Lovecraft non sapevi niente, spiegartelo sarebbe stato impossibile, quindi era meglio per tutti se rimanevi a casa a e ti guardavi una puntata di Drive-In in TV. Piangendo dentro di te.

Comunque a un certo punto qualcosa di Lovecraft riesci a trovarlo, quindi pensi sia il momento di asciugarti le lacrime, alzare la testa e metterti a leggerlo per sbattere in faccia a tutti quello che pensi di poter capire. Sbagliato.

Perchè non hai la preparazione adatta, non sei allenato (nessun film dell’orrore ti potrà mai preparare a questo) e quindi, inevitabilmente, a pagina 13 inizi a cagarti addosso, ma cagarti addosso sul serio, con il fiato corto e il cuore che tenta di uscirti dal petto senza passare dal via ritirando i venti dollari. E se poi, nel bel mezzo della lettura (quella fase ipnotica in cui il mondo che ti circonda scompare e ti ritrovi dentro lo scenario del libro) il rumore di una porta che sbatte all’improvviso ti riporta alla realtà, capisci che non è il caso di proseguire, quindi fai un’orecchia alla pagina per non perdere il segno, chiudi il libro, molli la presa da gatto che ti ha fatto attaccare al soffitto per la strizza e riponi delicatamente il volume nella libreria prima di andare in bagno a cambiarti le mutande.

Ovviamente dopo a riprendere il libro non ci pensi nemmeno, ma in quei successivi cinque anni che passi a correre senza sosta dietro ad un pallone, un angolino della tua mente rimane costantemente rivolto a quella storia di Lovecraft, a Cthulhu e alla follia che potrebbe scatenare, al salto che hai fatto, a come ti sentivi stretto nella morsa della disperazione e non smetti di chiederti come possa un libro arrivare a farti provare una cosa simile. Ed è quando senti il bisogno di riprovare quel tipo di disperata paura, che sei pronto a leggere Lovecraft, perchè quella paura che tanto ti è mancata riuscirà ad assuefarti e farti arrivare in fondo al libro, per poi correre in libreria a cercare una raccolta di racconti ancora più completa e cazzuta.

Lovecraft ha il potere di catturare per sempre chiunque riesca a non aver paura della disperazione e del terrore, per questo si può essere certi, che di maestri di questo genere di letteratura non ce ne potranno mai essere.

Tre cose fondamentali che mi hanno portato a voler scrivere questa breve pseudo-riflessione:

1) Probabilmente questo non è il libro migliore di Palahniuk, ma non me frega un cazzo, la giornata è stata pesantina e l’orario è quello che è…quindi non vedo perchè parlare di opere migliori e ritrovarsi poi persi nelle mille sfaccettature a cui questo scrittore da sempre ci ha abituati.

2) Odio rivelare trame, ma questo libro parla di una gang bang (una donna che si scopa un numero considerevole di uomini più o meno contemporaneamente, per i profani) da guiness dei primati. Sul serio…è tutto qui, ci sono 5 personaggi in tutto il libro: una pornostar leggendaria, un pornodivo sul viale del tramonto e tre relitti umani che intrecciano le loro vite sul set di un porno che scriverà la storia del genere. Quindi diciamo ai perbenisti, moralisti e perchè no…anche ai pornografi incalliti che questo libro non è adatto ai loro gusti. Il porno e il sesso estremo (che, per inciso, non posso che considerare un aspetto più che positivo) sono solo una cornice per raccontare una storia che va dal comico al cinico nell’attimo che si può impiegare a battere le ciglia, benchè la storia ruoti attorno a tutt’altro.

3) Questo libro mi ha fatto conoscere, Palahniuk, so bene che non è il racconto che lo ha reso celebre nel mondo della letteratura, ma stiamo parlando della storia di una gang bang da 600 uomini. Come si fa a non amarlo? Come si può non apprezzare uno scrittore che ti trasporta in mezzo a 600 uomini con il pisello in mano e inizia a prenderli per il culo praticamente uno per uno?

In tutta onestà, credo che qualsiasi amante dell’horror un pò comico, delle atmosfere torride e polverose da paesino sperduto in piena route 66, qualsiasi persona a cui vengono i nervi vedendo quanto danno abbiano fatto i libri di Stephenie Meyer (e tutti i successivi cloni vampiri gotici amanti dei problemi esistenziali e con dei turbamenti emo) a un genere che di romantico e modaiolo non ha e non dovrebbe mai avere nulla, dovrebbe leggere un libro come questo:

Perchè, come vantavano le nostre maestre per i libri un pò pallosi che ci costringevano a leggere durante le vacanze estive, a questo libro non manca niente.

Ti sorprende, ti cattura con le sue trovate, a suo modo è anche in grado di disturbarti, ma subito dopo riesce a strapparti una risata che non dimenticherai per molto tempo.

Cerco di riassumere il tutto brevemente per non rovinare nulla a chi non ha letto il libro:

Una misteriosa cometa sorvola il più grande drive-in del Texas, causando un fenomeno atmosferico che isola completamente tutte le persone al suo interno. Intrappolate e costrette a nutrirsi di pop-corn e coca-cola, le persone impiegano ben poco a scatenare i loro peggiori istinti pur di sopravvivere, e quando le scorte di cibo finiscono, è il re del pop-corn a dettare legge…

Non mi vanto di aver passato in rassegna i capisaldi del genere, e ,ribadisco, credo che opere osannate come capolavori imprescindibili, il più delle volte finiscano con l’annoiare il lettore, poichè dalla trama uno arriva ad aspettarsi fin troppo. Tuttavia, durante la lettura di questo racconto di Lansdale finisci per sentirti a casa con dei cari amici (e chi conosce lo ha già letto sa quanto questo possa essere difficile). Ti senti vicino a posti che pensi irraggiungibili e che pagina dopo pagina pensi quasi che arriverai a toccare da tanto vengono descritti bene.

Il racconto in sè potrà anche non sembrare un granchè ai lettori più esperti, ma credo che chi sminuisce quest’opera (e questo autore in generale) non meriterebbe gli occhi per leggere (oltre che la bocca con cui sparare certe stronzate).

Meriterebbe, invece, di passare la vita tentando di far apprezzare John Milton alla cricca di Tamarreide.

Buonanotte.

Inanzitutto, lui ne sa…e parecchio.

Inoltre:

1. Le saghe horror migliorano esponenzialmente quando il protagonista diventa palesemente immortale, invulnerabile e con una forza capace di estrarre un cuore umano a mani nude e senza batter ciglio (e fanculo se certe cose possono essere ridicole, un vero fan a personaggi del genere si affeziona e non chiede di meglio che un killer fantasiosamente spietato).

2. H.P. Lovecraft, per me sei un Dio. Forse anche meglio, perchè il tuo vangelo lo hai scritto di tuo pugno invece che appaltarlo ad altri, e il risultato merita la stima di tutti i lettori del mondo.

3. Rod Serling: aver creato “Ai confini della realtà” è come avermi regalato un posto in prima fila per assistere alla nascita dell’universo. Grazie di cuore per tutto.

4. Stan Lee: senza di te la Marvel non è la stessa, ma ti adoro comunque (come adoro voi Jack e Steve!).

5. La fine di Lost è stata una cagata terrificante, proverò a non rivelare spoiler per rispetto di chi non ha ancora visto il finale (ammesso che esista ancora qualche persona), ma è stato davvero doloroso, come tornare a casa con una proposta di matrimonio e beccare la tua fidanzata a letto con il tuo migliore amico. J.J. Abrams: ti ringrazio per Cloverfield, probabilmente recupererai dei punti con Super 8, ma quella serie del cazzo potevi chiuderla meglio anche se ti fossi drogato (ma forse se ti fossi drogato alcune idee fighissime delle prime stagioni le avresti anche spiegate a noi poveri coglioni).