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C’era un tempo in cui la gente per bene poteva dormire sonni tranquilli, perchè poteva sempre contare sulla sicurezza che, nei momenti più oscuri e nefasti, qualcuno avrebbe partorito un’idea talmente idiota da risultare geniale, facendo tornare ad ardere il sacro fuoco dell’ignoranza e del super coattume cinematografico.

Nell’ormai lontano 1981, i campioni indiscussi e acclamati di tutto l’universo in quella particolare disciplina chiamata Merdathlon furono H.A. Milton (suo il merito di una sceneggiatura la cui eleganza rivaleggia con le scoreggie di Bombolo), un formidabile tridente composto da Ovidio G. Assonitis, Chako Van Leuwen e Jeff Schechtman alla produzione e, ciliegina sulla torta: James Cameron alla regia (che subito dopo aver terminato le riprese deve aver inventato il flusso canalizzatore che gli permise di dare una notevole raddrizzata alla propria carriera). Grazie a questo dream team, a noi comuni mortali fu concessa la possibilità di gustarci il sequel di Piranha (il film di Joe Dante, non certo il remake), uno dei pochi film del filone eco-vengeance capace di reggere il confronto con Lo Squalo di Spielberg.

Ovviamente, un film di tale caratura si trova a suo agio accanto al suo predecessore come Eros Ramazzotti si troverebbe a suo agio a cantare nei Metallica, ma il film diretto da Cameron può vantare dei pesci piranha incazzati e dotati di ali (non è uno scherzo, non ho visto male, qualcuno ha avuto il coraggio di produrre questa idea per davvero!). Comunque, in mondo incantato in cui i buchi di sceneggiatura sono solo leggende metropolitane, ritroviamo un altro branco di piranha vittime di esperimenti militari (visto che nel film di Joe Dante tali esperimenti avevano portato notevoli migliorie alla qualità della vita dell’uomo, non ci sorprende che qualcuno abbia pensato bene di farci porcate ben peggiori), ad infestare le pacifiche acque nei pressi di un villaggio, che potrebbe essere tanto jamaicano quanto romagnolo, rovinando la festa a chiunque decida di divertirsi troppo in vacanza. Ovviamente sulla loro strada troveranno uno stracazzuto sceriffo interpretato da Lance Henricksen e aiutato dalla notevole Tricia O’Neil nel ruolo dell’ex moglie istruttrice subacquea e aspirante Sigourney Weaver.

Sia chiaro che quando si parla di film eco-vengeance tendo a non ragionare troppo sul giudizio, che questo film è stato una delle colonne portanti della mia infanzia al pari de Lo Squalo, Piranha (sempre di Dante) e Grizzly l’orso che uccide, e che nutro la massima stima per l’idea di dotare di ali i pesci piranha (talmente perversa, cafona e malsana da risultarmi irresistibile). Il film, per me, è uno splendido b-movie a stelle e striscie capace di rendere il massimo se si guarda in un drive-in, ma ai palati più raffinati risulterà sicuramente una cazzatona di livello biblico, paragonabile alle peggiori produzioni di casa Asylum.