Ci sono cose che non si possono comprare…per tutto il resto c’è Leatherface

Pubblicato: 23 luglio 2011 in Cinema, Fantasy, Film, Horror, Pensieri, Riflessioni
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Avrei voluto aspettare ancora un pò per scrivere di questo film. Perchè quando si parla di horror si parla sempre e comunque anche di Non aprite quella porta, è inevitabile, come è inevitabile il fatto che in qualsiasi discussione sul genere si trovi sempre la persona che lo nomina nel tentativo di sentirsi più esperto degli altri (ma dimenticandosi puntualmente di menzionare il perchè questo film venga sempre citato). Però stamattina sono inciampato sul DVD quindi non ho potuto fare a meno di vederlo, quindi tantovale scriverne finchè il disco è ancora caldo e togliersi lo sfizio.

Perchè Non aprite quella porta è davvero una pietra miliare dell’horror, è stato davvero un caso cinematografico che ha segnato un’epoca, e sicuramente fa bene il suo dovere inchiodando lo spettatore alla poltrona e facendogli provare sensazioni che difficilmente riesce a provare con i film horror più convenzionali.

Ma cosa rende questo film così unico?

A voler ben vedere la trama non ha tutta questa carica innovativa e, se la memoria non mi inganna, viene mostrata in modo non troppo esplicito una vagonata di violenza (cosa impensabile per il 1974), ma di sangue se ne vede veramente poco.

Quello che fa la differenza tra questo gioiellino e il restante 99% degli horror prodotti prima e dopo la sua uscita è l’atmosfera. Ed è questo aspetto a creare la magia, da allora rimasta incompiuta sia da Tobe Hooper che da altri grandi registi che si cimentarono nell’impresa, di realizzare un film marcio, sporco, disturbante e malsano come Non aprite quella porta.

La trama rasenta la pochezza di un film porno: un gruppo di ragazzi scelgono di fare una gita lungo l’itinerario più sfigato di tutti gli Stati Uniti d’America, incappando in una famiglia di pazzi assassini e cannibali.

Pur constatando un pò a malincuore la pochezza di trama che affligge il film, vanno menzionate le numerose genialate sfoderate da  Kim Henke e Tobe Hooper che hanno trasformato una trama da outlet del neurone a un film capolavoro:

Si fa passare il film per un fatto realmente accaduto, mentre in realtà è solo ispirato dalla vicenda del serial killer Ed Gein. Comunque la mossa continua a rendere in fatto di popolarità (e qui scatta l’applauso al popolo americano per la capacità di farsi rapire da qualsiasi stronzata gli si serva su un piatto d’argento), tanto che, citando Wikipedia: “Questo effetto fu talmente riuscito che tutt’oggi le biblioteche della cittadina di Burkburnett, Texas, e della vicina Wichita Falls, situate nei pressi in cui la storia è stata ambientata, ricevono regolarmente richieste di copie originali di articoli di giornale legate agli eventi narrati nel film”.

Sono gli anni ’70. Gli Stati Uniti sono invasi da fricchettoni nullafacenti e spippacannoni che stanno parecchio sulle palle a una buona fetta della popolazione americana, quindi le vittime saranno senz’altro degli Hippies, così facciamo godere un pò anche gli onesti lavoratori americani.

Per fare questo film si hanno pochi mezzi, quindi bisogna stupire e inorridire la gente facendo marcire la loro immaginazione e gli standard a cui sono abituati. Piazziare un ragazzo in sedia a rotelle (per quanto abbia una delle 10 più grandi facce da culo del cinema) nel bel mezzo del massacro potrebbe suscitare lo scalpore e l’indignazione necessari.

Visto che gli hippies, non facendo un cazzo tutto il giorno, scroccano passaggi a tutto andare a chi, lavorando, una macchina se l’è potuta comprare, facciamo iniziare tutta la storia con un autostoppista pazzo e armato di rasoio. Tanto per far stare tranquilli quei capolavori di intelligenza innovativa che pensano sia prudente dare passaggi agli sconosciuti che vagano nei posti più desolati d’America.

Già che siamo in vena di personaggi pazzi, spingiamo sull’acceleratore ed estremizziamo la cosa mettendo in scena un’intera famiglia di assassini cannibali (crimine che ancora oggi in America sensibilizza paurosamente l’opinione pubblica), e come ciliegina sull torta vediamo di prendere un fottuto armadio a 2 ante di nome Gunnar Hansen, piazziamogli in mano una motosega e mettiamogli in faccia una maschera di pelle di visi umani cuciti tra loro, nel caso qualche americano si fosse già dimenticato di Ed Gein. Così anche se il resto del film dovesse venire una merda, l’idea che entrerà nella storia è comunque assicurata.

Per dare un senso di realismo e disturbo allo spettatore obblighiamo l’intero cast a tenersi addosso gli stessi vestiti per tutta la durata delle riprese, visto che ci sono almeno 30 gradi all’ombra probabilmente non servirà pagare dei corsi di recitazione e alla fine andranno fuori di testa da soli rendendo tutta la scena molto realistica.

Chiudiamo il film facendo sopravvivere i cattivi e facendo impazzire la protagonista, così ci garantiamo i diritti su diversi sequel uno più brutto dell’altro, e gli spettatori che dopo tutto quel marciume forse si aspettavano un lieto fine per riprendere fiato e dormire tranquilli si vedono arrivare un ultimo calcio nei denti.

Sono più o meno questi gli elementi che fanno di Non aprite quella porta un film poco adatto ai palati delicati, soprattutto a quelli a cui in un film horror non importa chi sia la vittima o il carnefice, ma importa piuttosto che tutti abbiano un look figo e che i capelli gli restino in piega mentre ascoltano l’ultimo singolo dei Ramstein dall’iPhone. Qui l’orrore viene tirato in faccia allo spettatore come se si trovasse in mezzo al fuoco incrociato di un branco di scimmie che si tirano le palle di cacca addosso, e paradossalmente, chi riesce a farsi prendere dal film, l’odore di cacca e di marcio lo sentirà in abbondanza.

Hooper ha avuto senza dubbio una carriera altalenante nel corso degli anni successivi, ma lo si perdona, perchè comunque ha fatto diverse cose più o meno valide (di cui spero di riuscire a scrivere prossimamente) quanto questo film, senza dubbio è rimasto su standard che registi ben più osannati si sono dimenticati da un pezzo.

 

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commenti
  1. Nick ha detto:

    Si è un film realizzato con pochissimi mezzi, un film che praticamente ti prende per i fondelli dall’inizio alla fine facendoti credere di star assistendo a ben altro. Però è un film da vedere e rivedere proprio per questi motivi.
    Su Hooper, io credo che abbia cominciato ad avere una carriera altalenante proprio nel momento in cui si è trovato a lavorare con grossi budget, come altri registi della generazione del new Horroro anni settanta.
    Recentemente comunque con Toolbox Murders è riuscito a confezionare di nuovo un film decente.

  2. alice ha detto:

    Cavolo, lo devo vedere per la terza volta. L’ultima sarà stata 7 anni fa, forse più se ricordo bene, e non sono mai riuscito ad apprezzarlo. ma all’epoca avevo pochi mezzi intellettuali, ero povera di spirito e i neuroni erano annebbiati dallo snobismo per l’horror.
    Recupero prima possibile.

  3. wildboyz80 ha detto:

    Brava, spero riuscirai ad apprezzarlo, e comunque, che piaccia o meno, è un film che andrebbe visto anche solo per arricchire la propria cultura horror personale. Credo che riuscirà a disturbarti un pò nonostante gli anni che si porta dietro.

    • alice ha detto:

      Visto. Sono passati quasi tre mesi dal nostro scambio di battute ma l’ho visto. Questa sera. E sono sconvolta: è bellissimo. Una regia incredibile, splendida fotografia, serial killer+pazzidelsud+atmosfere da brivido. Non vedevo un film dell’horror così da mai, credo.

      Perché non l’ho mai apprezzato prima? Forse perché l’ho visto su uno schermo minuscolo, in vhs e doppiato in italiano? Questa volta era un bluray, in lingua e sono rimasta senza parole dal primo fotogramma all’ultimo…

      • wildboyz80 ha detto:

        Mi fa veramente piacere ti abbia fatto il giusto effetto. In blu-ray deve essere una visione davvero meritevole, spero di recuperarlo anche io al più presto.
        Ora puoi dare una possibilità anche a “Il tunnel dell’orrore” e “Quel motel vicino alla palude”, che spesso e volentieri risultano altrettanto marci e disturbanti. 😉

  4. Antonio D'Astoli ha detto:

    Ottima analisi davvero! Hai sviscerato il film senza frasi fatte, complimenti! Il capolavoro di Hooper, anche se viene visto dopo tutti i derivati a cui ha dato vita, si tiene ben saldo il suo primato, sia di importanza che di qualità, proprio perchè durante la realizzazione non si è scesi a nessun compromesso, e non si è tenuto conto di alcun interesse esterno, come invece succede spesso adesso. E’ terrore puro senza filtri, una fedele trasposizione di quanto avevano immaginato Hooper ed Henkel. E anche la sua economicità aiuta, come hai detto, molto a creare quell’aspetto trasandato e marcio alla pellicola! Insomma sono tante, e difficili da ricreare, situazioni che hanno poi portato ad un caso più unico che raro nella cinematografia mondiale 😉 Ps ho aggiunto il tuo blog nella mia list su Alan Parker’s Ride 🙂

  5. Marcello Caruso ha detto:

    Mi devi credere, quando l’ho visto la prima volta mi sono commosso, davvero. Pochi mezzi, effetti speciali di qualità, ma comunque al risparmio, violenza suggerita e mai mostrata, una trama basilare e un finale validissimo (che potrebbe lasciare aperto un seguito e un reboot, ma non necessariamente)… in breve…. capolavoro di altissimo livello. Sempre un’analisi ottima

    • wildboyz80 ha detto:

      Ti ringrazio.
      Hai ragione, è uno dei pochi film capace di scaricarti addosso sempre la stessa potenza emotiva, ogni volta che lo si guarda. Mi è un pò dispiaciuto vedere che al sequel abbiano dato un taglio un pò troppo comico e surreale, che a mio avviso stonava un pò con il clima malato del primo film. Rimane comunque un grandissimo film, capace di reggere da solo il confronto con l’intera saga e tutti i suoi remake, passati, presenti e futuri.
      Grazie della visita, a presto!

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