No more silence then once

Pubblicato: 12 luglio 2011 in Cinema, Film, Pensieri, Riflessioni
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E’ vero, prima o poi tutte le cose belle tendono a finire. Eppure in Kevin Smith voglio credere ancora.

Ok, non è altro che un nerd cafone che ha finito per diventare di tendenza, ma le trovate dei suoi film sono e resteranno uniche e indimenticabili per molto tempo (non ci si ritrova mica a ridere da soli per una scoreggia tirata a caso). E credo che, se mai un giorno venisse creato un corso di autostima per sfigati, la visione della trilogia del New Jersey dovrebbe essere materia di esame.

A un certo punto, però, anche Kevin Smith pensa di essere arrivato dove voleva arrivare, e i successi ottenuti in praticamente ogni campo in cui si è cimentato gli darebbero anche ragione, non fosse per quella macchia indelebile di medie dimensioni avente nome “Zack & Miri makes a porno”, film partorito dal nostro poliedrico Kevin nel lontano 2008. Tra l’altro, una menzione va ai furbissimi distributori italiani, che non solo importano il film nel nostro paese con 3 anni di ritardo, ma trasformano il titolo in “Zack e Miri: amore al primo sesso”. Ora: si può anche soprassedere sul timore di non incassare abbastanza importando una commedia incentrata su un porno amatoriale in un paese dove a ogni buca della Salerno-Reggio Calabria si potrebbe assegnare il nome di uno scandalo a sfondo sessuale scoperto dentro i nostri confini nazionali, ma questo sfrenato bisogno di storpiare il nome per la traduzione del titolo di un film come cazzo si spiega?

Cari i miei distributori, vi siete mai fermati a considerare quante coppie si siano sentite prese per il culo vedendo che l’amore al primo sesso non è altro che il vostro ennesimo stratagemma per convincere anche dei dodicenni a vedere un film che di romantico ha veramente pochino?

Se a questa domanda non sapete dare una risposta, è giusto continuare a intasare gli schermi con facce da Garko e da Scamarcio, ma cercate di fare una buona azione e dopo aver prodotto centinaia di metri di costosissima pellicola, andate sul cavalcavia più alto che trovate e impiccatevici.

Chiarito questo concetto, si può tornare al film, che senza dubbio è gradevole e racchiude un paio di scene niente male, ma non è quello che ti aspetti di vedere da un film di Kevin Smith. E lo tsunami di risate non arriva mai.

Sicuramente ai fan del registra sarà mancato lo splendido Silent Bob (anche lui martoriato nel nome dai nostri distributori sapientoni), e a Kevin Smith non posso che dare questo consiglio: fai bene a non restare attaccato alle solite chicche che ci hanno fatto entrare i tuoi film nel cuore, ma Silent Bob non aveva ancora finito di farci ribaltare dalle risate, e fare un film senza di lui, è stato come andare a puttane con un milione di dollari e chiedere degli abbracci.

Da parte mia comunque, resta sempre una stima infinita nei tuoi confronti Kevin e sono abbastanza convinto che dopo aver visto questo film tu abbia imparato la lezione.

Mi mancate ragazzi, tornate presto!!!

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